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Come si insegna

Faenza, 14 Febbraio 2010

 

Se c’è una cosa che ho sempre odiato fare è insegnare la teoria musicale. Spesso, però,  mi capita che qualcuno mi chieda consulenze o consigli su vari argomenti di questa materia: a casa, sul mio sito, per lettera. Persone che non conosco, ma che, magari, conoscono me per aver scritto qualche pagina sull’argomento e, in questo caso, mi fa piacere cercare di spiegare qualche frammento di questa materia, insomma, cerco, per quanto possibile, di rendermi utile.

Generalmente, sono domande riguardanti figurazioni particolari, abbellimenti strani, delucidazioni varie, ecc.

Non mi era capitato mai, però, di sentirmi chiedere ciò che mi è stato chiesto da un alunno, pochi giorni orsono.

Premetto che l’alunno, che frequenta un Corso in una delle tante Scuole di Musica del mondo, da circa sei mesi,  “conosceva” già scale, accordi, ritmi vari, ecc.

Mi dice di non aver capito qualcosa su alcuni argomenti riguardanti il ritmo, alcune figurazioni quali la sincope  il controtempo, un discorso sui suoni armonici, e qui… boh! State un po’ a sentire.

Nei vari discorsi fatti su questo campo di studi, a un certo punto, discorrendo sul sistema temperato, e parlando di cent, la nostra discussione si è orientata sul rapporto tra cent e semitono.

Alla parola “semitono” l’alunno mi ha fatto una domanda. Mi chiede: “non ho capito perché il semitono passa tra il Mi e il Fa e tra il Si e il Do”. La mia risposta è stata: perché tra queste due note vi è, nella scala di Do Maggiore, una distanza che più piccola non si può, ossia, in un pianoforte, la distanza tra due suoni che si toccano, senza nessun altro in mezzo. E gliel’ho fatta vedere sullo strumento (il pianoforte, appunto). Mi sembrava di essere stato chiaro.

Ma a questa mia affermazione l’alunno ha chiesto: “Ma io non so dove si trova il Mi nel pianoforte”.

Mi sono cadute le p… braccia!!!

In due secondi gli ho spiegato dov’è il Do nel pianoforte e, naturalmente, lui ha capito anche tutto il resto. Ed io ho capito perché non aveva capito…

 

 

 

Questo ragazzo, un sedicenne che frequenta una scuola superiore e mi dà l’idea di essere anche piuttosto bravo, si è trovato nella situazione di leggere un  libro di teoria che, probabilmente, dava tutto per scontato, o quasi. Ma fin qui, nulla di male.

Si è trovato, però, anche in una situazione molto più drammatica: quella di avere un insegnante che,  a fronte di un libro di tal fatta, non si è nemmeno minimamente peritato di fargli capire il testo su cui stava studiando, relegando il suo insegnamento a dirgli solo: “studia”, senza fargli mai comprendere ciò che stava studiando.

Mi è sembrato di tornare ad almeno 50 anni orsono!

Sono ricaduto in un sistema di insegnamento vecchio, che non ha fatto minimamente riferimento a tutto il processo di didattica che si è svolto negli ultimi quarant’anni, che parte da un insegnamento fatto “pezzo per pezzo, con operazioni in successione, quelle che un Venturi chiamava “Algoritmi”, che sono indispensabili per capire una formula e per ricavarla anche se la si è dimenticata!

A che vale sapere una cosa a memoria, se non l’hai mai capita?

 

Costernato, esterrefatto da questa cosa, mi congedo da voi.

 

Pier Giacomo Zauli


Categoria: Cosa ne spenso Data di creazione: 15/02/2010
Sottocategoria: Varie Ultima modifica: 13/07/2016
Permalink: Come si insegna Tag: Come si insegna
Inserita da: Pier Giacomo Zauli Pagina vista 795 volte
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