Gino Castaldo: “LA MUSICA È FINITA”
Chi si mette a leggere un libro simile non deve pensare a un volume rilassante, e neppure a un testo demolitivo della musica, ma a un libro che fa pensare, che aiuta a pensare agli effetti che la tecnologia moderna può portare per far sì che la musica e i compositori di questa non si distacchino dal pensiero che tutti ci siamo fatti finora, ossia di produzioni creative fatte da persone competenti e scritte per dare espressione ai propri sentimenti attraverso un testo e una musica appropriata.
Purtroppo il libro ci porta anche, e soprattutto, a darci un'idea di dove stia andando il mondo, di quali prospettive ci aspettino.
Ma perché l’Autore del libro si chiede questo? Perché, in pratica, sta già succedendo.
Dal punto di vista della musica, con l’evoluzione dell’Intelligenza artificiale applicata a questa branca della cultura, con pochi accorgimenti un perfetto ignorante dell’arte dei suoni può creare un brano completo, avvalendosi di poche note, magari tratte da temi conosciuti e ben mascherati.
La cosa potrebbe anche essere di poco conto, se non ci fosse in mezzo la superficialità d’ascolto tipica dei nostri giorni, che sia avvale solo, o quasi esclusivamente, dei “like” espressi da una massa di persone che si affezionano a un determinato personaggio e lo avvalorano in qualunque modo, qualsiasi pezzo scriva, orientando il mercato musicale su prodotti non sempre, o quasi mai, validi sotto molteplici aspetti. E se qualcuno critica, con serietà e competenza, e si mette a giudicare l’operato del personaggio prescelto, il suo destino è di essere preso a “Shit storms”, ossia “tempeste di merda”.
Dice Castaldo: “Ma com'è un pezzo creato per essere utilizzato nella fulminante brevità consentita e incoraggiata da TikTok?… “La musica non è finita, forse non del tutto, ma ridurla a una storia di trenta secondi o di un minuto è mortificante.” (pag. 134).
Tutto il contrario di ciò che la musica è stata finora, come ci suggeriscono alcune affermazioni di grandi interpreti attuali o del passato.
Come quella di Lucio Dalla, che viene citato a pag. 192 con questa frase:
“Ogni trasmissione televisiva, ogni canzone che esce e non ha alcun senso di mistero e di inquietudine è un delitto, come dare della candeggina nell’acqua da bere di un asilo”.
O come, nella stessa pagina, di un Vasco Ross, che esprime questo concetto:
“Per me il rock è proprio quello, i Rolling Stones, lo sberleffo, la provocazione, ecco, ho sempre usato anch’io il Rock in questo modo per provocare, per provocare le coscienze, perché secondo me gli artisti devono fare questo, devono provocare le coscienze cioè tenere sveglio, capito, perché è sempre bene tenere sveglia la coscienza perché sennò ci si addormenta e quando ci si addormenta si accetta tutto, si subisce tutto, e si diventa così un popolo che può essere governato, indirizzato.”
Ma la cosa che preoccupa di più, in questo volume, non è la musica in quanto tale, ma sono le riflessioni che Gino Castaldo fa sull’influenza che l’Intelligenza Artificiale e la tecnologia attuale possono portare sul mondo intero.
Si chiede l’Autore, a pag. 181: In un Paese come il nostro, o in altri Paesi democratici, ci siamo prodotti abbastanza anticorpi da contrastare le oligarchie sorrette da tecnologie avanzatissime? Ci siamo, cioè, preparati per dare contro a pochi individui, che, con potenze economiche stratosferiche e tecnologie in fase evolutiva avanzatissima potrebbero prendere il sopravvento sulla società?
Cosa ci aspettiamo dall’Intelligenza Artificiale se un genio informatico come Geoffrey Hinton, che ha lavorato dieci anni per Google, si dimette da questo settore per essere libero di parlare dei rischi che lo sviluppo dell’AI può produrre nel corso degli anni?
O come ci dice Mustafa Suleyman, fondatore di DeepMind, che asserisce che le nuove tecnologie potrebbero costituire una minaccia per gli stessi stati-nazione, al punto da sconvolgere o perfino ribaltare l’attuale ordine politico? (pag. 164)
E si chiede anche: in una società futura, ma non troppo, in cui i robot potrebbero aiutare l’uomo a fare cose che per lui sono scomode, cosa potrebbe succedere (pag. 148) se dei robot a disposizione di una AI decidesse di sapere meglio di noi qual è la cosa più giusta per noi?
Se questo robot, in pratica, contravvenisse alle prime tre delle cinque regole fondamentali scritte da Isac Asimov nel 1942, citate dal libro nella pagina che ora non trovo, ma che, cercando su Internet, sono:
Legge Zero: Priorità assoluta di non recare danno all’umanità o di prevenirlo.
Prima legge: Divieto di danneggiare gli esseri umani o di permettere che subiscano danno, subordinata alla Legge Zero.
Seconda legge: Obbligo di obbedienza agli ordini umani, purché non violino la legge Zero o la Prima legge.
E se un robot, realizzato con l’AI, sfuggita al controllo umano, o deliberatamente modificata, contravvenisse a una di queste leggi, mi domando io, cosa potrebbe succedere?
O cosa sta già succedendo. Ho letto su un giornale, pochi giorni orsono, di un drone, costruito con l’AI, che, al momento di centrare il bersaglio ha agito autonomamente, scegliendolo e distruggendolo, indipendentemente dalla volontà di chi lo aveva progettato e "guidato".
Bah, mi viene da dire, banalmente, non potendone personalmente fare nulla: “ai posteri l’ardua sentenza!”
Comunque, rifacendomi la bocca, guardo con tanta attenzione e diponibilità all’ascolto, alle ultime pagine del libro di Castaldo, un epilogo intitolato “Cento ragioni per non poter fare a meno della musica”, in cui questo conoscitore profondo del genere musicale suggerisce l’ascolto o la visione di cento pezzi da lui scelti per non smettere di considerare la musica un’arte in grado di toccare le corde più profonde della nostra esistenza.
Pier Giacomo Zauli