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Macbeth a Torino: quando un'opera č ben fatta

 MACBETH A TORINO: QUANDO UN’OPERA È BEN FATTA

 

14 MARZO 1847: un grande, giovane compositore italiano, a 36 anni, Giuseppe Verdi, insieme al suo librettista, Francesco Maria Piave, mettono in scena, per la prima volta, “Macbeth”, sfruttando una tragedia del più grande degli scrittori di commedie e tragedie di tutti i tempi, William Shakespeare. E’ la decima opera di Verdi.

L’attinenza al testo originale, l’ambientazione e il connubio perfetto tra la musica, i personaggi, l’ambiente e lo spirito noir della tragedia fanno sì che l’opera risulti, sulla carta, e, in seguito, in scena, un capolavoro.

Ma per farlo risultare tale, in qualsiasi versione ed epoca lo si ripresenti, bisogna comunque rispettare ciò che hanno scritto Verdi e Piave, rispettando il significato delle parole e il contesto in cui sono dette, lo spirito dei fatti che si svolgono e, in particolare, l’ambientazione, che deve far rivivere negli spettatori quello spirito noir, quella continua tensione che pervade l’opera nei suoi vari aspetti.

 

3 marzo 2026: Teatro Regio di Torino

Debbo dire che, quando mi sono deciso, insieme a mia moglie, di andare a vedere questo Macbeth dal vivo, a Torino, ero un po’ incerto sull’aspetto registico e scenografico, in quanto, leggendo alcune recensioni, avevo intuito fosse alquanto moderno e, forse, irrispettoso della trama e delle intenzioni degli Autori e, sinceramente, a me questa cosa dà un po’ fastidio.

Invece no!

Sono rimasto felicemente stupito dalle scenografie di Alessandro Camera e dalle scelte registiche di Chiara Muti, le quali, ben lontane da certe messe in scena iconiche del passato, si sono perfettamente inserite proprio nello spirito della tragedia, dando impulso a tutte quelle sfumature, a tutti quegli intendimenti che il libretto richiedeva. Il tutto in una splendida interpretazione moderna, ben lontana da certe scenografie alle quali avevo avuto modo di assistere o di vedere, particolarmente inappropriate e distraenti dall’azione scenica.

Splendide anche le performance dei balletti, le coreografie e le scenografie ad essi abbinate.

 

Passando alla musica e agli interpreti…

Ascoltare Muti dal vivo mentre dirige l’orchestra è una cosa a dir poco sconvolgente!

Senti davvero tutto!!!

Il connubio tra gli orchestrali non impedisce mai di sentire distintamente i timbri di ogni strumento; la raffinatezza, la delicatezza e il rispetto che ha nell’accompagnare i cantanti, il riguardo per le intenzioni che devono trasmettere, la coerenza con le parti solo strumentali e l’azione sono cose che emergono splendidamente in ogni istante dell’opera da Lui condotta. Direzione affascinante davvero!

Opera poi sostenuta, interpretata in quasi il cinquanta per cento, dal coro. Un coro che, oltre ad eseguire ritmicamente, melodicamente e armonicamente ogni parte in modo perfetto, ha stupito per come ha interpretato tutte le scene del melodramma a lui riservate in modo straordinario. Credo di non aver mai ascoltato, in un’opera, una simile performance: coinvolgente, aderente, ricchissima di pathos. Complimenti al coro e a chi lo ha preparato, in questo caso il Maestro Piero Monti.

E che dire degli interpreti?

Tutti davvero bravissimi, a cominciare da Luca Micheletti, baritono sempre all’altezza della situazione, che ha dedicato un timbro sicuro e pertinente a un personaggio certamente non facile.

Per passare a Lidia Fridman, soprano che ha letteralmente incantato il pubblico, grazie ad una voce agile, duttile e consistente, assolutamente adatta al personaggio, con la quale ha saputo interpretare ogni aria, ogni duo, ogni scena d’insieme, dimostrando una sicurezza e una potenza vocale e scenica fuor dal comune che ha coinvolto il pubblico in modo straordinario.

Ottime anche le interpretazioni di Maharram Huseynov, che interpretava Banco, di Giovanni Sala (Macduff) e di Chiara Polese (Dama di Lady Macbeth) e di tutti gli altri personaggi con ruolo secondario.

 

Dicono che l’opera non sia più di moda, che stia tramontando…

Provate ad andare anche solo a Torino, al Regio. Credete di trovare un posto?

Da un teatro gremito fino all’ultima sedia si è levato, al termine di questa operazione musicale, un’ovazione che non finiva mai, con gente in piedi che applaudiva e gridava, rapita da una musica che, se ben fatta, come questa, non tramonterà mai.

 

Pier Giacomo Zauli

 

 


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Categoria: Spettacoli interessanti Data di creazione: 09/03/2026
Sottocategoria: Macbeth a Torino 2026 Ultima modifica: 09/03/2026
Permalink: Macbeth a Torino: quando un'opera č ben fatta Tag: Macbeth a Torino: quando un'opera č ben fatta
Inserita da: Pier Giacomo Zauli Pagina vista 25 volte
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